Mournfull – Finalmente il lutto che diverte

         Estrapoliamo ora una delle scene che rimangono più impresse alla prima visione. Ovvero una delle sequenze che una volta usciti dal cinema si ha subito voglia di andarsi a rivedere. Che fanno acquistare poi la videocassetta e consumare il nastro in quel punto.

         È – come spesso succede –, un momento non fondamentale per lo sviluppo della trama, ma che serve a rendere più leggero lo stare secchi-e-pesti sulla poltrona di un cinema per 140 minuti. E riesce a farlo davvero benissimo.

         Stiamo parlando, per quei pochi che ancora non l’hanno visto, del lungometraggio che sta sbancando il botteghino [contro ogni previsione], diventando un vero e proprio caso della comic-comedy moderna: “I Due Delle Pompe” (il solito vergognoso e cafone caso dei titoli tradotti nella nostra lingua, di cui infatti il nome originale è “Mournfull” – un esilarante e arguto gioco di parole che grosso modo significa “carico di lutto”. ndr)

         Siamo dentro un carro funebre, e i due protagonisti – Andy ed Ellis – che non sono altro che due agenti delle pompe funebri (sì, avete letto bene), dopo aver superato un’irreale posto di blocco in mezzo alla neve, in cui dei rigorosi poliziotti tentavano di controllare in maniera irriverente anche la pressione del defunto, chiacchierano del più e del meno come se stessero al bar e non come se la loro destinazione fosse al cimitero a depositare la salma che si trova loro spalle (sì, avete letto bene anche stavolta!).

         I due, che hanno molta confidenza col mestiere, non vivono la sana inibizione che avrebbe la stragrande maggioranza degli spettatori; per cui, col loro bell’abito su misura, dentro l’abitacolo caldissimo e il paesaggio di una tavolozza di colori che più invernale non si può, innescano un dialogo comunissimo, nel mentre che ogni tanto la camera stacca e porta lo spettatore fuori dalla vettura, nel corteo silenzioso, e tetro delle auto che stanno seguendo la salma.

         Andy: (indicando i cumuli di neve a bordo strada, recita come un attore teatrale stereotipato) (una bella lezione di metacinema, ndr) il ghiaccio si sta formando sulla punta delle mie ali senza ascoltare avvertimenti… non c’è nessun navigatore ad indicarmi la strada di casa, alleggerito, vuoto… trasformato in pietra…

         Ellis: Bella questa!

         Andy: Bella sì…

         Ellis: Dovresti scriverla, ci faresti i soldi, Andy…

         Andy: Fottiti Ellis, l’hanno già scritta i Floyd questa.

         Ellis: Ah! Ma io adoro i Floyd…

         Andy: Non abbastanza allora…

         Ellis: Non ascolto quegli album del periodo di quando scrivevano che non sapevano scrivere…

         Andy: Non ha senso…

         Ellis: Ne abbiamo già parlato…

         Andy: Fottiti Ellis.

         Ellis: Ok.

         Andy: Invece ho inventato io una cosa, senti…

         Ellis: Poesia?

         Andy: No, la trama di un film horror, senti qua… L’idea mi è venuta cucinando…

         Ellis: Bell’accostamento del cazzo…

         Andy: Senti qua, poi parli.

         Ellis: Vai, visualizzo… (chiude gli occhi e si abbandona sul sedile come in trance)

         Andy: Allora…

         Ellis: Non si comincia mai con allora!

         Andy: Fottiti Ellis.

         Ellis: Ok.

         Andy: C’è questo tipo che come hobby costruisce delle lame, minuscole…

         Ellis: Che vuol dire “lame-minuscole”?

         Andy: Quello che ho detto vuol dire. Vuol dire che col metallo fa delle lamette, come quelle dei rasoi, capito? Piccole piccole, fini fini, grandi quanto un’unghia diciamo…

         Ellis: E a che servono?

         Andy: E che ne so…!

         Ellis: Se non servono a niente perché le fa?

         Andy: È un hobby, Ellis! Non deve servire a qualcosa!

         Ellis: Non mi piace.

         Andy: Fottiti.

         Ellis: Ok.

         Andy: Che poi invece servono. Allora… lui costruisce le lame, ma il suo mestiere è quello di vendere gelati ai bambini, caramelle e dolciumi alle feste, con una bancarella tutta colorata…

         Ellis: Ma non era un film horror?

         Andy: Lasciami arrivare, cazzo.

         Ellis: Ok.

         Andy: Allora, il suo divertimento è questo: mettere le lame dentro il gelato dei bambini, nelle caramelle e in tutti i dolci…

         Ellis: E non si fanno male?

         Andy: Certo che si fanno male, è un film horror…

         Ellis: Ci sta. E non lo arrestano?

         Andy: No! Qua viene il bello… perché lui è talmente abile a costruire le lame

         Ellis: Vedi che allora c’entrano le lame?

         Andy: Certo che c’entrano, te l’ho detto! Ma fammi finire, cristodiddio!

         Ellis: Ok.

         Andy: Dicevo che queste lame sono talmente piccole che arrivano passando per la gola dritte allo stomaco, ed è lì che agiscono…

         Ellis: Ah ok… Quindi la gente non muore lì davanti, ma a casa sua dopo…

         Andy: Più o meno…

         Ellis: Ma poi la gente muore e arrivano a lui e lo arrestano, no?

         Andy: No. Perché è un venditore ambulante e sarà già in un’altra città…!

         Ellis: Arguto.

         Andy: Lo so.

         Ellis: E vende anche lo zucchero filato?

         Andy: Mhhh… non lo so, può darsi… perché?

         Ellis: Potresti chiamare il film “zucchero affilato” così.

         Andy: Non mi piace, fottiti Ellis.

         Ellis: Ok.

         Andy: Mettiamo un po’ di musica?

         Ellis: Ok.

         (partono le note inequivocabili del ritornello di Aint’ No Sunshine)

         Andy: (comincia a cantare e si lascia sempre più andare, incurante dei passanti che da fuori vedono la scena di un carro funebre con dentro l’autista che canta a squarciagola che anticipa il triste e lentissimo corteo di familiari e conoscenti del defunto)

         Ellis: Canti da schifo Andy.

         Andy: Fottiti.

         Ellis: Louis Armstrong si starà rivoltando nella tromba.

         Andy: Sì, delle scale. Fottiti Ellis.

         Ellis: (continua a ripetere “tomba” e “tromba” divertito a morte dal suo gioco di parole)

         Andy: (grida) Fottiti Ellis!

         Ellis: Ok.

         Andy: Era Al Green, quello.

         Ellis: Sicuro?

         Andy: Io non sbaglio mai.

         Ellis: Sarà…

         Andy: È così.

         Ellis: E poco fa a pranzo?

         Andy: Fottiti.

         Ellis: Non sapevi dell’esistenza delle linguine.

         Andy: Ma che cazzo di pasta è? Linguine?

         Ellis: Ma la conoscono tutti.

         Andy: Ma non è vero. E poi ho detto che “non-sbaglio”, non che “so-tutto”.

         Ellis: L’inguine. Linguìne. (Lo ripete fino allo sfinimento un sacco divertito. Si indica il pube e poi fa il gesto di arrotolare degli spaghetti mentre lo dice)

         Andy: Piantala. Piantala-e-fottiti Ellis.

         Ellis: Ok.

         Andy: Sei disgustoso.

         Ellis: Perché?

         Andy: Stasera di sicuro non potrò mangiare spaghetti. Penserò al tuo cazzo di inguine.

         Ellis: (ride) Sei schizzinoso?

         Andy: Sempre stato.

         Ellis: Tu? E la volta che ti ho beccato mangiando trippa coi piselli mentre guardavi quei programmi schifosi con le donne che partorivano? Bleah!

         Andy: Era un documentario.

         Ellis: Quello che era, l’abbinamento era pessimo, renditi conto.

         Andy: Cultura e cibo. Mi sembra “alta-classe” invece.

         Ellis: Sarà…

         Andy: Meglio dei tuoi accostamenti: la pizza “tonno-e-salame”, ne vogliamo parlare?

         Ellis: Mari e monti. “Mari-e-monti”. E poi c’erano anche i funghi.

         Andy: Ah… se c’erano anche i funghi… che razza di schifo. Non hai manco rispetto per i morti, non dovresti neanche parlarne di queste cose qui dentro…

         Ellis: Sono leccornie che tu non puoi capire. Come il vitello tonnato…

         Andy: Bleah.

         Ellis: Mi hai fatto venire voglia di tonno, adesso.

         Andy: Ancora?

         Ellis: Fa bene il tonno.

         Andy: Fa male, se mangiato dieci volte al giorno. Il troppo storpia.

         Ellis: Ha le proteine.

         Andy: Ne mangi troppo. A te quando morirai anziché i vermi ti mangeranno i gatti, vedrai.

         Ellis: Sarà…

         Andy: Comunque poco fa scherzavo.

         Ellis: Su cosa? (gioca a ripetere “succosa” come “su cosa” e mima il comune gesto-della-domanda seguito dal gesto-del-bere)

         Andy: Piantala Ellis.

         Ellis: Ok.

         Andy: Scherzavo sul titolo “zucchero affilato”. In realtà mi piace.

         Ellis: Lo so… È geniale.

         Andy: Fottiti Ellis.

         Ellis: Ok.